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Software libero contro software proprietario:
un tentativo di analisi microeconomica della migrazione a GNU/Linux in ambito aziendale.

La migrazione da un sistema operativo proprietario, a quello libero per eccellenza, cioe' GNU/Linux, offre al giorno d'oggi numerosissimi vantaggi, purtroppo ancora ignorati dalla maggior parte degli utenti e dei dirigenti aziendali.
Facendo una ricerca in rete, si trovano con molta fatica, poche e frammentarie informazioni che possano dare la spinta decisiva a chi, eventualmente incaricato da qualche azienda, stia operando valutazioni su un possibile passaggio al software libero. 
Per chiunque operi nei mercati (settore pubblico e privato) l'obiettivo da perseguire dovrebbe essere sempre la minimizzazione dei costi: e' risaputo che, chi non minimizza i costi rischia gravemente di diventare inefficiente. 
Il software proprietario produce costi che possono essere raggruppati in almeno sei classi (tutte completamente o in larga parte evitabili utilizzando software libero):

1. Costi di licenza.
2. Costi hardware.
3. Costi di assistenza e manutenzione.
4. Costi di protezione.
5. Costi di formato e di interazione aziendale.
6. Costi in termini di tempo.

La prima di queste classi di costo, quella dei costi di licenza, che di solito e' l'unica menzionata nelle analisi di risparmio (ma che come si vedra' tende ad essere non per forza la piu' incisiva), nasce dal fatto che, la scelta del software proprietario, comporta il pagamento di licenze di utilizzo che raggiungono importi anche abbastanza rilevanti, appena il numero di elaboratori serviti diventa considerevole; questo tipo di costi e' totalmente inesistente con il software libero, che puo' essere adoperato oltre che liberamente, anche gratuitamente. 
I costi hardware invece, possono presentarsi qualora si abbia una miglioria nel software che, come spesso accade (specialmente col software proprietario) puo' significare una maggiore richiesta di risorse fisiche, alla quale si deve inevitabilmente far fronte con un potenziamento degli elaboratori. 
Il software libero, offre in moltissimi casi un'efficientissima struttura client-server: quasi sempre si potra' rispondere a una crescente richiesta di risorse, potenziando un solo elaboratore che funzionera' da server, e facendo in modo che le macchine che cominciano a diventare obsolete, accedano ai servizi operando come client.
Non bisogna dimenticare inoltre, che GNU/Linux nasce per sfruttare appieno macchine economiche, facilmente reperibili, e con scarse risorse, e che quindi, anche un elaboratore di qualita' medio/bassa puo' dare tranquillamente ottimi risultati in termini di prestazioni. 
L'argomento dei costi di assistenza e manutenzione, genera molte considerazioni, la prima delle quali e' di natura strettamente empirica, scaturisce infatti dalle esperienze personali di moltissimi utenti: un sistema GNU/Linux ben configurato non da pressoche' alcun problema, il ricorso all'assistenza per malfunzionamento software puo' essere nella stragrande maggioranza dei casi evitato, considerazione che invece notoriamente, molto spesso non vale per il software proprietario.
Continuando a scendere tra i punti della lista, si arriva ai costi di protezione, che al giorno d'oggi tendono a rivelarsi in molti casi tra i piu' significativi per le aziende. 
Rendere il piu' sicuro possibile il proprio sistema informatico da qualsiasi tipo di intrusione (virus, cracker ecc.) e' diventato ormai, piu' che una condivisibile pratica, un vero e proprio obbligo. 
In Italia, chiunque tratti digitalmente dati personali oggetto di tutela da parte del garante della privacy, e' tenuto a porre in essere una serie di misure di sicurezza (che diventano piu' rigide all'aumentare della sensibilita' dei dati trattati), come dispone il recente decreto legislativo 196/2003 che ha integrato la normativa sulla riservatezza (privacy). 
E tra queste misure, vengono annoverati un professionale accesso multiutente ai sistemi informatici aziendali, e la protezione degli elaboratori da attacchi esterni, tramite antivirus, firewall ecc. 
E' lampante che, se per adeguarsi alla normativa si ricorre al software proprietario, si ha una vera e propria impennata dei costi, dato che da sempre, la sicurezza e' una merce che costa abbastanza cara, e comunque, non si avra' la certezza di raggiungere l'obiettivo sperato. 
I dati parlano chiaro, la differenza tra l'incidenza che il malware ha sui piu' diffusi sistemi operativi proprietari e quella che ha su sistemi GNU/Linux e' abissale: e' di poco tempo fa la notizia che gli ultimi due anni sono trascorsi lasciando GNU/Linux completamente indenne da virus. 
E un'ulteriore riprova si ha osservando il mercato dei sistemi per server internet, dove GNU/Linux ha ormai conquistato e mantiene prepotentemente il predominio, proprio grazie alla sicurezza garantita, abbinata alla stabilita' (altro requisito caratteristico). 
Andando oltre, e analizzando il problema della sicurezza con un po' di malizia, si puo' anche arrivare a ipotizzare in modo abbastanza verosimile, che i costi piu' impegnativi, facendo uso di software proprietario, si possano sostenere non nella messa in sicurezza del sistema, ma bensì nel ripristino dei dati, qualora il sistema fosse violato (ipotesi come detto non così remota...).
Ancora nella lista, si trovano i costi di interazione aziendale, che possono manifestarsi, quando due aziende che comincino a collaborare a uno o piu' progetti, si scambino dati tramite mezzi informatici. 
Per prima cosa, prima di procedere nel discorso, e' necessario ricordare come, l'utilizzo diffuso del software proprietario, abbia negli anni, aiutato il selvaggio proliferare di formati proprietari associati a programmi specifici, a discapito degli standard che vengono adottati e rispettati nella comunita' del software libero, anche perche', ottimizzano l'utilizzo dello spazio. 
Non sarebbe per nulla strano che, al momento dello scambio di dati dello stesso tipo (testi, immagini, fogli elettronici, ecc.) tra aziende, ci si accorgesse di usare due programmi proprietari diversi, magari con le stesse identiche funzioni, che producono pero' risultati incompatibili, avendo come riflesso l'obbligo per uno dei due partecipanti di utilizzare gli stessi software dell'altro, con dispendio di denaro, oltre che con fastidiosi sprechi di tempo.
Se, infatti, come dicono molti economisti, il tempo e' la risorsa scarsa per eccellenza, possiamo ipotizzare che i costi in termini di tempo, siano osservati sempre con gran riguardo dai dirigenti aziendali. 
E' chiaro che anche l'instabilita' di un sistema informatico (caratteristica per la quale alcuni sistemi operativi proprietari sono divenuti negli anni, tristemente famosi), sottrae tempo a chi utilizza l'elaboratore, tempo che potrebbe essere utilizzato invece in maniera produttiva. 
Ora, dopo aver tentato di analizzare le piu' rilevanti implicazioni in termini di risparmio, derivanti dall'utilizzo di software libero in ambito aziendale, non resta altro che verificare se da questo possano nascere costi che di per se' il software proprietario non produce. 
A questo punto i maligni potrebbero riesumare la stra-inflazionata critica, mossa da sempre contro l'utilizzo di GNU/Linux: il possibile inasprimento dei costi per il personale, dovuto alla necessita' di corsi di formazione. 
Ma la proverbiale difficolta' di utilizzo dei sistemi Linux non e' piu' un argomento convincente, e trova la sua smentita nella miriade di distribuzioni GNU\Linux, diversissime tra loro, ma con gli stessi punti di forza, e in grado ormai di rispondere alle esigenze di qualsiasi tipo di utente. 
A margine di queste considerazioni, probabilmente l'unica difficolta' si manifesta qualora si cerchi di capire il motivo per il quale il software libero non abbia gia' cominciato a impadronirsi dei desktop delle aziende pubbliche e di quelle private, specialmente in un Paese come il nostro, nel quale il settore piu' florido dell'economia e' costituito da realta' principalmente medio-piccole (e quindi con disponibilita' finanziarie non elevatissime), e dove la Pubblica Amministrazione si barcamena, nella triste attesa di grossi e sistematici tagli che, prima o poi a quanto pare, diverranno improrogabili e indispensabili per il benessere del sistema, ma che presumibilmente, con una gestione piu' attenta (almeno dei sistemi informatici), se non scongiurati, potrebbero essere almeno ridotti nell'entita'.

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